Breve storia delle eruzioni

Lo studio storico dell'attività eruttiva è di fondamentale importanza per comprendere il comportamento futuro di un vulcano e migliorare le metodologie di sorveglianza che si basano proprio sulla storia eruttiva
e sulla geologia.
Nella storia eruttiva del Vesuvio distinguiamo un'attività antica fino all'eruzione pliniana del 79 d.C.,amazingfake un'attività compresa tra il 79 e il 1631, ed un'attività successiva che termina con l'eruzione del 1944. Le eruzioni antecedenti al 79 sono evidentemente le più forti che il vulcano abbia subito, cioè le pliniane, dal
momento che le eruzioni più deboli lasciano tracce lievi che non si rinvengono dopo molto tempo. Prima di Pompei sono state individuate le eruzioni di Codòla (25.000 anni b.p.), delle pomici di base (19.000 anni b.p.), delle pomici verdoline (15.000 anni b.p.), delle pomici di Mercato (7.900 anni b.p.), e infine delle pomici di Avellino (3.700 anni b.p.). Nello stesso lasso di tempo sono altresì stati riscontrati  depositi di un diverso numero di eruzioni subpliniane.

 

Dopo il 79 le più forti eruzioni che si conoscano sono accadute nel 472 e nel 1631. Esse furono a  carattere fortemente esplosivo ed emisero grandi volumi di materiali piroclastici. Oltre ciò si contano i prodotti eruttivi di altre eruzioni  di età medioevale costituiti da colate di lava e scorie stromboliane. L'ultima fase dal 1631al 1944 mostra un'attività semipersistente a condotto aperto, passante da effusiva-stromboliana (bassa esplosività) ad attività mista esplosiva (deposizione di scorie e lava accompagnata da ceneri e lapilli);  alla fine del 1944 il vulcano, a seguito dell'ostruzione del condotto, ha perso il  pennacchio di fumo che dal 1631 rappresentava un segno caratteristico del paesaggio napoletano,  entrando in uno stato di quiete, talora interrotto da deboli sussulti.

 

Quella del 79 d.C. è certamente l'eruzione più famosa di questo vulcano ed anche la prima storicamente
documentata. Di essa rimane la mirabile testimonianza delle due famose lettere scritte da Plinio il Giovane allo storico Tacito per narrare le circostanze della morte dello zio, Plinio il Vecchio, salpato da Miseno per andare in soccorso delle popolazioni vesuviane. I vulcanologi ora usano il termine "pliniano"  proprio per riferirsi alle potenti eruzioni esplosive che generano colonne eruttive molto alte e ricoprono  larghe aree con ceneri e lapilli.
Le  notizie di un imminente risveglio del vulcano furono riportate da Seneca che, particolarmente interessato ai fenomeni naturali, scrisse del terremoto del 63 d.C. che ebbe effetti disastrosi a Pompei, Ercolano, Stabia, Nocera, Napoli, Pozzuoli. E' ben noto che durante la distruzione di Pompei, gli abitanti stessero ancora ricostruendo le case danneggiate dal precedente terremoto.

 

Si è stimato che durante l'eruzione del 79 d.C., la colonna eruttiva fosse alta 30 km. Circa 4 Km3 di  ceneri furono eruttate in 19 ore e Pompei fu ricoperta da 7 m di materiale piroclastico; circa 3000  furono le persone che perirono sotto la pioggia di ceneri e lapilli. Ercolano, invece, fu sepolta sotto 23 m  di ceneri depositate da un flusso piroclastico. Dell'attività vulcanica successiva all'eruzione del 79 d.C. si hanno solo sporadiche e scarse notizie; probabilmente il Vesuvio entrò in fase abitualmente  esplosiva, interrotta da numerose eruzioni effusive, cui seguivano lunghi periodi di inattività, talvolta  secolari.

 

Il periodo 1631-1944 è certamente il più completo. Le ricostruzioni delle eruzioni del Vesuvio di questo periodo sono principalmente basate su dati storici omogenei. Quelle del 1631 rappresenta senza dubbio l'eruzione più catastrofica dopo quella del 79 d.C.; numerosi villaggi e città vennero distrutti, e le vittime furono almeno 4.000. Dopo la violenta eruzione del 1631, il vulcano entrò in uno stato di attività persistente con numerose eruzioni esplosive ed effusive.

 

L'attività vulcanica compresa tra il 1631 ed il 1944 è quella tipica del vulcano in condizioni di condotto aperto. Le eruzioni da ricordare sono quelle del 1717, del 1766, del 1794, del 1822, del 1861, del 1906 e infine 1944; i periodi di riposo sono durati al massimo sette anni.  L'attuale conformazione del Vesuvio è il risultato proprio di tale recente attività (dal 1631 al 1944).

 

L'ultima eruzione è avvenuta il 18 Marzo del 1944 in seguito all'ostruzione del condotto vulcanico, conseguente al crollo di parte del conetto di scorie centrale. Il volume totale di lava eruttata fu di circa 21 milioni di mc, e distrusse gran parte delle abitazioni di San Sebastiano e di Massa di Somma. La colata lavica è ancora riconoscibile nell'Atrio del Cavallo; caratteristica di questa eruzione fu il sollevamento di fontane laviche dal cratere che raggiunsero l'altezza di 1Km.

 

Il Regio Osservatorio del Vesuvio

 

Il Regio Osservatorio Vesuviano è il più vecchio osservatorio vulcanologico del mondo; fu costruito per volontà di Ferdinando II di Borbone, dal 1841 al 1845 su progetto dell’architetto Fazzini. Oggi l’Istituto è sede di un piccolo museo vulcanologico e conserva una ricca collezione di minerali e rocce del  Somma-Vesuvio (sono circa 230 i minerali catalogati), un’importantissima biblioteca vulcanologia e delicati strumenti sismici.
La posizione scelta per l’Osservatorio è particolarmente favorevole in quanto non è stato mai danneggiato dalle frequenti eruzioni del Vesuvio.
Tra i suoi direttori si contano scienziati di fama mondiale, tali come Luigi Palmieri, Macedonio Melloni e Giuseppe Mercalli, inventore della omonima scala che permette la valutazione di un terremoto sulla base degli effetti prodotti su cose e persone.

 

La Funicolare

 

La funicolare del Vesuvio fu inaugurata il 6 giugno del 1880. Distrutta tre volte dalla lava e non più  ripristinata dopo l’eruzione del 1944 (nella foto), fu sostituita da una seggiovia, che iniziò il servizio nel  luglio del 1953 e lo terminò nel 1984. La funicolare del Vesuvio fu resa famosa dalla nota canzone napoletana “Funiculì-Funiculà” di Peppino Turco e Luigi Denza.

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