Note geologiche

Il Vesuvio è probabilmente il più famoso vulcano al mondo a causa di diversi motivi: per la vicinanza alla costa e la semplice accessibilità, per la spettacolare attività, il cui ultimo ciclo semi-persistente è durato  oltre tre secoli ed infine a causa della storia eruttiva largamente documentata.

 

Attraverso eruzioni esplosive di immane violenza ed eventi effusivi con emissioni di spettacolari colonne  di gas, fontane e fiumi di lava, il Vesuvio ha determinato il destino e lo sviluppo dei popoli che da secoli  si sono insediati alle sue falde.  Ancora oggi la sua imponente e possente sagoma domina il golfo di  Napoli, interessando un'area estesa circa 200 km2  in cui risiedono circa 800.000 abitanti.

La forma e le dimensioni attuali del cratere sono conseguenza dell'ultima eruzione, a seguito della quale il Vesuvio è entrato in una fase di riposo caratterizzata da debole Panerai Luminor Marina Replica sismicità ed attività fumarolica. La presenza del vulcanismo campano (Vesuvio, Campi Flegrei ed Ischia) può essere spiegata a partire dal Miocene (7 m.a.) con la formazione del bacino tirrenico, prodotto da un movimento distensivo che induce uno stiramento della porzione solida della terra, la crosta; il conseguente assottigliamento crostale comporta la formazione di un insieme di faglie che, per diminuzione di pressione, favorisce la risalita del magma in superficie, dove per magma si intende materia fusa a composizione prevalente silicatica (SiO2) e temperatura superiore ai 1000°C.

Attualmente il Somma-Vesuvio si presenta come un tipico vulcano a recinto, costituito dalla parte restante di un apparato più vecchio, il Monte Somma, che  circonda un vulcano più recente, il Vesuvio appunto, formatosi all'interno del preesistente. Probabilmente  l'attività del Somma terminò con una spettacolare eruzione pliniana, fortemente esplosiva, che provocò la distruzione e il conseguente collasso della parte sommitale della struttura vulcanica e la formazione di una depressione circolare a forma di catino, detta caldera; in seguito alla  ripresa dell'attività eruttiva, l'emissione continua di lave, ceneri e lapilli, unitamente ad uno spostamento  del condotto eruttivo, ha costruito lentamente l'ossatura del Vesuvio, il quale si trova in posizione  lievemente eccentrica rispetto il centro della caldera. Entrambi gli apparati vulcanici sono separati da una  valle, denominata Valle del Gigante, lunga 5 Km e larga circa 500 m. Essa rappresenta appunto  parte dell'antica caldera del Somma dove poi si sviluppò il Vesuvio. La presenza di un alto morfologico, corrispondente al Colle Margherita (1891-1894), permette di distinguere l'Atrio del cavallo a W e la Valle dell'Inferno ad E. Il nome Atrio del Cavallo deriva dal fatto che nel passato vi si lasciavano i cavalli e per i turisti iniziava la dura ascesa al cratere a piedi o in lettiga.

Il punto più alto del Monte Somma è la Punta del Nasone, la cui altezza è oggi di 1132 m. Se il cono del Somma fosse completo, come lo era prima della violenta eruzione che ne distrusse la parte terminale, la sua altezza sarebbe di almeno 2000 m. Il cratere del Vesuvio è profondo 230 m. ed è lievemente ellittico; i diametri massimo e minimo misurano rispettivamente 650m e 550m circa, mentre il punto più alto si rinviene sul versante orientale (1281m s.l.m.).

L'attività vulcanica del Somma-Vesuvio si è manifestata nel corso della storia con fasi  prevalentemente effusive, accompagnate da bassa esplosività, ed eruzioni esplosive estremamente violente. Le effusive sono tipiche eruzioni che avvengono a condotto aperto, senza cioè ostruzione del condotto e quindi con emissione continua di gas; il vulcano si presenta in attività continua persistente o semipersistente, con  brevi periodi di riposo; l'esplosività è generalmente bassa, con colonne di gas e ceneri non superiori a qualche km; i magmi fluidi sono emessi sotto forma di fontane di lava oppure di colate che debordano dolcemente lungo i fianchi del vulcano con velocità non elevate (velocità max non superiore ad alcune decine di m/h). Tali periodi con bassa energia e a condotto aperto sono chiuse da una eruzione a bassa esplosività con decapitazione del monte e sprofondamenti, a cui segue una fase di riposo di durata variabile.

Le eruzioni altamente esplosive avvengono a condotto chiuso, dopo lunghi periodi di inattività; il magma ricco di gas e bolle può essere assimilato ad una schiuma di latte che risale violentemente lungo il condotto ed arriva in superficie, liberando improvvisamente sotto forma di esplosioni l'enorme energia accumulata; la colonna eruttiva è alta decine di km e contiene all'interno ceneri, lapilli e pomici che ricadono fino a grandi distanze coprendo il suolo sotto un mantello; in fase terminale le eruzioni pliniane (in onore del famoso naturalista Plinio il Vecchio che perì durante l'eruzione di Pompei) producono flussi e colate piroclastiche di vario tipo, incluse le colate di fango finali.


Proprio per il susseguirsi di fasi esplosive ed effusive, il Vesuvio presenta una struttura formata da strati di prodotti sciolti, come lapilli e sabbie (esplosione), alternati a banchi rocciosi e colate di lava (effusione); tali vulcani sono chiamati strato-vulcani o meglio vulcani composti, dal momento che sono stratificati anche i vulcani prettamente piroclastici.
Le lave del Vesuvio sono chiamate tefriti. Le tefriti sono rocce basaltiche di colore grigio più o meno scuro e contengono essenzialmente i seguenti minerali: plagioclasio calcico (labradorite),  augite, orneblenda e leucite.


 Per quanto concerne la forma del vulcano all'epoca dell'eruzione di Pompei, secondo alcuni studiosi il Vesuvio esisteva già in precedenza, a partire da circa 17.000 anni fa, secondo altri il vulcano è nato a seguito della famosa eruzione del 79 d.C. che distrusse Pompei ed Ercolano. La prima ipotesi si fonda sul fatto che tutti i flussi lavici successivi a 17.000 anni fa non si ritrovano aldilà del Somma,  evidentemente perché si era già formata la caldera del Somma che intercettava ed ostacolava i flussi lavici emessi da un nuovo apparato centrale, che in seguito sarebbe cresciuto fino a diventare il Vesuvio.

 

Altri  studiosi sostengono che fu il Somma a distruggere Pompei, basandosi su resoconti storici, quali la descrizione fornita da Stradone (63 a.C. - 19 d.C.) nell'opera Geographia, oppure sul rinvenimento di alcuni affreschi in Pompei che rappresentano un monte ad una cima, come probabilmente doveva apparire il monte Somma prima dell'eruzione. Sulla base dell'autorevole opinione di un insigne studioso, il Prof.A. Nazzaro, è molto probabile che prima dell'eruzione di Pompei il Vesuvio appariva come una montagna troncata e vuota al suo interno, in una perfetta rappresentazione di una tipica caldera il cui interno è parzialmente crollato; è probabile quindi che la caldera era preesistente e che il Vesuvio si sia cominciato a formare solo in seguito alla grande eruzione che costò la vita a Plinio.

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