I minerali del Vesuvio

Il complesso vulcanico Somma - Vesuvio è una miniera ricchissima di specie mineralogiche (circa 200), dove però la conoscenza di alcune nozioni sulle condizioni di giacitura diventa indispensabile per chi va in cerca di minerali, essendo il rinvenimento di questi molto spesso casuale.

 

Tra i costituenti delle rocce del Somma - Vesuvio si possono trovare bellissimi cristalli di leucite (nelle leucotefriti), un tectosilicato allumifero di potassio e grandi cristalli di sanidino (nelle fonoliti), un feldspato potassico di alta temperatura.

 

Molto interessanti sono i minerali Omega Constellation Replica che si rinvengono nei blocchi metamorfosati del monte Somma: lapislazzuli, brucite, pirosseni, biotite, magnetite, galena e blenda. Più ricercati sono i proietti calcarei con geodi. Questi possono contenere sodalite, nefelina, vesuvianite (il minerale più conosciuto tra tutti quelli del Somma - Vesuvio, da cui prende nome per essere stato qui rinvenuto per la prima volta). Uno dei costituenti mineralogici delle lave del Vesuvio e del monte Somma è l'augite, caratteristico inosilicato del gruppo dei pirosseni che si rinviene frequentemente sulle pendici del Vesuvio in cristalli isolati di colore nero.

 

Tra i minerali pneumatolitici è facile trovare sulle lave del 1631 l'atacamite, un aloide che forma esili velature sfumate di colore verde. Vi sono, inoltre, molti esemplari che derivano dall'alterazione di minerali poco stabili o dall'azione dei gas fumarolici sulle rocce circostanti (minerali delle fumarole del Vesuvio). Così in prossimità delle fumarole si possono trovare dei buoni esemplari di tenorite in forma di laminette traslucide molto sottili, spesso associati a cotunnite (molto ricercato dai collezionisti per le bellissime concrezioni cristalline nelle quali si presenta). Sembra che la sua origine sia dovuta alla reazione tra cloruro di rame e acqua presenti nei vapori delle fumarole, così come per l'azione del vapore acqueo sui vapori di cloruro di ferro si formerebbe l'ematite. Sempre in prossimità delle fumarole, si rinviene in forme stallatitiche o in incrostazioni di colore bianco l'opale. Le lave di tali fumarole sono spesso trsformate dai gas in granulina, una varietà di opale. Queste lave diventano friabili ed assumono un colore biancastro o giallo.

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